NOVA EROICA 2020: INNO AL GRAVEL Indietro

17 Nov, 2020



di Martina Folco Zambelli


Eroica coup de foudre! Me ne sono innamorata tempo fa, fotografandola nelle due edizioni di Gaiole e Montalcino, la prima in sella a una moto, poi spencolata fuori dalla capote di una molleggiata Citroën 2CV. Il ricordo delle colline senesi accese dal sole e bagnate del sudore di ciclisti eroici mi è venuto spesso a bussare e come ogni amore mi ha strappato una promessa: tornare tra quei paesaggi pittoreschi e vivere anch’io l’impresa per masticare la fatica, da protagonista, con i piedi sui pedali.

Quanto sia stato nefasto questo 2020, anche per il lavoro di chi come me vive di sport, non c’è bisogno di ribadirlo. Ma proprio perché sono riuscita a superare con poche cicatrici questa iattura, ho voluto farmi un regalo di buon auspicio ed entrare nel mio quaranta-ennesimo compleanno di slancio, a colpi di pedale, con un pettorale spillettato sulla schiena.




Ecco l’occasione perfetta per onorare la promessa. Decido così di iscrivermi a Nova Eroica, slittata a fine ottobre, per festeggiare in bici, tra i dolci declivi delle Crete senesi. Rinuncio volentieri ai calici con lo champagne e alla torta con la glassa, per una borraccia di Brunello e una ciotola fumante di ribollita contadina.

Colpo di fulmine a parte, un’altra ragione mi porta a Buonconvento: Nova Eroica non ha il format tradizionale della randonnée ciclo storica, da affrontare con un mezzo antecedente al 1987, ma è la versione più democratica, aperta a qualunque tipo di bici, con particolare interesse verso il movimento Gravel. Per me doppia festa: la prima volta sui pedali a una Eroica, la prima volta sui pedali di una bici Gravel. L’impresa è più che emozionante, è un sogno!

 


Le settimane prima organizzo tutto nei particolari, a partire dall’equipaggiamento: il mio cavallo da battaglia sarà una LIV Devote Advanced 1, l’outfit, Santini Gravel jersey, in tonalità verde acqua sembra uscito dalla stessa tavolozza di colori della bici, ché l’eleganza sopperisce alla performance… Ma non tralascio le gambe. Macino chilometri, simulando sui rulli le salite del percorso, con allenamenti che MagneticDays mi ha calibrato su misura, mentre il Team Vince segue la mia integrazione, come la scuderia di Maranello cura le sue monoposto prima di ogni gran premio.

 


Non manca veramente niente. Anzi, sì. Un dettaglio fondamentale: le mie Nikon. Anche se non sono in missione, non posso stare senza: con l’alba che si sveglia nella bruma, quando i volti dei pedalatori hanno ancora un che di riconoscibile, prima che polvere, fatica e sole ne depredino le normali sembianze. Che faccio? Se pedalo, non fotografo, se fotografo non pedalo e il compromesso di una reflex piccola e compatta non è per me.

Guardo la mia gravel e accarezzo l’idea di caricarci tutte le attrezzature, smistando cavalletto, obiettivi e corpi macchina nelle diverse borse di un bikepaking stile giro del mondo. D’altronde, una delle anime di queste eclettiche bici è assecondare lo spirito e le necessità dei viaggiatori, dei vagabondi e degli esploratori.

In effetti potrei provare… Le strade bianche del percorso hanno fondi battuti e scorrevoli, adatti anche ai neofiti e alle famiglie. L’idea però di gustare la fatica in solitaria non abbraccia lo spirito conviviale e socializzante del Mondo Eroico. E siccome chi trova un amico trova un tesoro, quando il Marti, mio compagno di peripezie, accetta di accompagnarmi nell’avventura, anche per lui fino a ora solo sognata, gli racconto tutta la verità: ci sarebbe da portare uno zaino da sherpa, con il kit del fotografo perfetto.

Ma fotografare e pedalare è un cosa da imparare… Memore di una disavventura precedente il Marti s’immola alla causa e si accolla il fardello, ma decide di affrontare la missione con una bici a pedalata assistita, un mezzo speciale. Guiderà infatti una pre serie della nuovissima Zydeco Electric Mud di CinelliLa coppia Marti&Marti è formata: e-roico zavorrato lui, di lena e sudore io.




Resta solo da strappare all’organizzazione il benestare al sacrilegio di una e-Bike tra le concorrenti muscolari… Contrariamente ai nostri timori, la proposta è accettata con entusiasmo. Eroica dimostra quanto la sua forza sia dovuta anche alla sua lungimiranza: custode delle tradizioni del ciclismo, sì, ma proiettata nel futuro e sempre attenta a intercettare nuovi stimoli e tendenze.

A pochi giorni dalla gara, se le nuvole nere del cielo sono fugate dal meteo, che promette dardi assolati in quei di Buonconvento, l’ombra nera del Covid incombe sul Paese e sull’evento che rischia di saltare. Fiato sospeso per noi, lavoro raddoppiato per l’organizzazione che deve garantire il rispetto di tutte le norme di sicurezza e di distanziamento. Un macchina organizzativa, quella di Eroica, rodata negli anni che è cresciuta in sinergia con il territorio, con le istituzioni, con la sua gente.



La riserva è sciolta solo il martedì: via libera. L’evento si farà, ma con alcune modifiche e restrizioni: annullati il Bike Village con gli stand e il Family Day; spostati partenza e arrivo in località Piana, a pochi passi da Buonconvento. Niente cronometro sui tre percorsi e partenze alla francese, fra le 8 e le 9:30. Nova Eroica non si spegne! Un importante segnale in un momento davvero difficile. E noi siamo pronti. Possiamo fare i bagagli, non vedevamo l’ora.

 

È sabato. Avvolti nella nebbia dell’alba in Val Padana, carichiamo tutto, velocemente (pure troppo) su un enorme SUV: bici, borse, macchine fotografiche, zaini e puntiamo il navigatore verso la Val d’Orcia.

Durante il viaggio mi rilasso e  sogno l’avventura. Un sogno che rischia di trasformarsi in incubo quando, al casello di Siena Sud, ho un flash e realizzo di aver dimenticato il perno della ruota anteriore della mia Devote a casa.

Disagio...

Comincia un turbinio di telefonate a ogni meccanico, officina, rivenditore Giant nel raggio di 70 km. Perno introvabile, anche a Firenze. Forse ce n’è uno a Grosseto. Inizio a pensare di fare dietro front e tornare a casa a riprenderlo. La pezza, e il perno, ce li mettono il fato e gli amici di Cinelli che, già a Buonconvento, durante uno shooting fotografico hanno rotto una bici, per sfuggire all’agguato di due cani ringhiosi evasi da un podere.

Come da tradizione, il sabato sera ci attende la Cena Eroica, in questa edizione ristretta a organizzatori, staff e giornalisti. Siamo distanziati e disinfettati ma lo spirito è intatto e il cameratismo quello di sempre.




La notte ci trasporta al grande giorno. In elegante ritardo inforchiamo la sterrata con i cipressi che porta a Piana, il Marti, con zaino e Zydeco, io con solo la bici e una gran voglia di pedalare. 




Già i primi metri di strada sono un inno alla gioia, con la tavolozza dell’autunno che rimbalza come un’eco nei colori della terra lavorata e le nuvole basse fanno presagire che il sole farà capolino.




Piana sembra il set di un film. Una pieve medievale con un fascino fuori dal tempo, un conglomerato di casali e di poderi che raccontano le bucoliche di vita contadina. E scopriamo che qui tutto ebbe inizio: il seme di Eroica germogliò tra questi muri, nel 2013, con la Maratona x36 Ore.



 

Siamo tra gli ultimi a partire ma così abbiamo il tempo di fare qualche foto tra i gonfiabili e gli archi dell’arrivo. Delle oltre 1200 anime iscritte, siamo poco meno di seicento: ci sentiamo dei privilegiati ad essere protagonisti di un’edizione che resterà certamente nella storia.

La nostra Nova Eroica sarà di 85 km. Distanza che dovrebbe permetterci di pedalare in agio e fotografare senza fare notte. Ci battiamo un cinque e partiamo. Tra le bici, a dominare il parterre sono le gravel, ma vediamo sfrecciare anche due pazzi con la crono…

Il passaggio tra le antiche mura di Buonconvento è in un clima di silenzio surreale, rotto solo dal rumore delle cambiate e delle gomme sul selciato umido di pioggia. Non sono passati 10 minuti e siamo già fermi a fare foto.




Il percorso prevede l’alternarsi di strade bianche e asfalto. Ci sono quattro salite principali piuttosto lunghe, ma con pendenze umane e dislivello inferiore a 1600 m.

La prima la si affronta già dopo pochi km e conferma la filosofia Liv che dà la stessa importanza alla prestazione e al comfort. La mia bici in taglia XS mi calza a pennello, ma mi obbliga a un fuori sella al limite del consentito per poter spingere efficacemente sui pedali. Non avevo mai pedalato con una trasmissione mono corona. Se da un lato ho apprezzato la semplicità di un unico comando (la leva di sinistra aziona solo il reggisella telescopico, di serie) dall’altro in pianura e in discesa mi sono mancati i rapporti più lunghi. 




Grazie al telaio in fibra di carbonio il peso della mia Devote è poco sopra i 9,5 kg, onesto per una gravel. Ho trovato invece un po’ penalizzanti, in quanto a scorrevolezza, le gomme da 45 di sezione. Per itinerari come questo con tanto asfalto  e sterrati scorrevoli, una sezione da 40 sarebbe stata più che sufficiente.

 


Lo sguardo abbraccia un orizzonte ampissimo di morbide colline puntellate dagli immancabili cipressi. La coperta di nubi ormai si è spalancata e il cielo blu intenso fa apparire, a tratti, ai nostri occhi il profilo di Siena. La bellezza del paesaggio fa scorrere i chilometri veloci. Per gli altri, perché per noi è un continuo invito a fermarci a fare foto. Tant’è che a metà strada, all’ennesimo stop, ci raggiunge il furgone "scopa”. "Ragazzi, problemi? Tutto ok? Conoscete la strada, vero… perché noi si leva i cartelli!”. Con le cartine e le tracce GPS siamo a posto, ma lo smacco di essere più ultimi degli ultimi è insopportabile. Risaliamo in sella e pancia a terra iniziamo a pedalare a perdifiato.

 


In discesa la Devote è uno spasso: è ben bilanciata, stabile e molto precisa nelle curve e agile nei cambi di direzione. I bistrattati gommoni, in questo caso contribuiscono alla sensazione di padronanza e sicurezza. Il divertimento è garantito.

Il mio sherpa, malgrado la zavorra sulla schiena, è un veterano della bici e smaliziato mi precede, mostrandomi le terga. È un gioco a rincorrerci, ma nel mangia e bevi, la sua elettrica, ha la meglio.




Da lontano lo vedo rallentare e accostarsi al ciglio della strada. Spero non lo faccia: ma alza la mano. Foratura! Un altro quarto d’ora di ritardo perché gomma e cerchio non si voglion separare…




La mia Devote è montata di serie tubeless (ottima scelta) per cui sono abbastanza tranquilla, ma su un percorso così lungo e vario, per chi ha la camera d’aria, una foratura va messa in preventivo. Una, se va bene con le bici moderne. Ripenso alla classica immagine del ciclista eroico con la bici a ruote in su, camere d’aria al collo, con le mani nere di polvere e catena. Niente di più vero.

Nonostante il ritardo, l’agognato ristoro non è ancora smantellato del tutto. Niente pentoloni con ribollita fumante, servito a mestolate dalle donne in costume. Le prelibatezze sono già pronte, inscatolate, in igieniche monoporzioni. Mi impressiona il fiasco di vino sulla tovaglia accanto al gel lavamani: immagine emblematica di questo momento. Ma se le mascherine coprono il sorriso dei tanti volontari, sono i loro occhi sorridenti a darci, comunque, il benvenuto.

 


Ne approfitto per riempire il camelbak da cui bevo nel tragitto: il piccolo telaio della Devote XS, non ha spazio per mettere le borracce da 750 e quelle da 500 sono scomode da maneggiare, a meno di montare un porta borraccia a ingresso laterale.

Rifocillati e sempre più in ritardo ripartiamo. Il cuore dell’Eroica, classica o Nova, sono le strade bianche, qui la mia Devote si sente a casa e il feeling cresce.




In sella, sto bene. Il disegno e la sezione del manubrio sono perfette anche per mani piccole come le mie. La sagomatura e la posizione dei comandi offrono la piacevole sensazione di avere sempre il perfetto controllo. Inoltre il nastro ha un ottimo grip anche senza i guantini.

La tassellatura delle gomme è scorrevole e la sezione generosa aumenta il comfort. Con in più il vantaggio del tubeless che permette di tenere pressioni più basse senza paura di pizzicare.




La sella è comoda e il reggisella telescopico un plus, accessorio di pregio, anche se non l’ho sfruttato su fondi poco tecnici e impegnativi come queste strade bianche.




Le gomme da 45, la trasmissione Shimano GRX mono corona (40x11-42) e il reggisella telescopico, alla fine, mi portano a pensare che la Devote sia una gravel orientata  a un utilizzo più off-road.




Il ciclocomputer segna -5 km all’arrivo. Le ombre cominciano ad allungarsi e proiettano nei campi le nostre silhuette, oblunghe come in un quadro di Modigliani. Un refolo di aria tiepida ci accompagna verso la volata finale; ma invece di salire sui pedali per sfida sul traguardo, rallentiamo il passo. In questa grande bellezza il gioco è dilatare il più possibile gli ultimi istanti di un sogno eroico diventato realtà.

 

 

Shooting: HLMPHOTO

Bici: Liv. Devote Advanced Pro 1 2021

Abbigliamento: Santini. Gravel Jersey


Ringraziamenti:

Integrazione: Vince.

Preparazione indoor: MagneticDays. Jarvis


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